In altri tempi lei, senza indugio alcuno, avrebbe deciso di lottare e restare nella storia: ma la storia oramai non interessava più a nessuno. Figuriamoci la lotta…
Era ancora assorta in questi pensieri che gli senti dire:
“Ho lasciato più donne di quante ne abbia portate a letto”. E se ne andò.
Una nuvola di fumo emesso dalle sue nari creò una barriera visiva nella quale non lo vedeva uscire, di spalle e bofonchiando, solo dalla stanza: ma da un’intera esistenza.
“Al colon non si comanda”, gli gridò dietro lei, ed il fumo si dissolse, rapido, imprevisto. Tossì.
Ed imprevisto un altro pensiero si impossessò della sua mente: che la vita alla fine ti lascia solo cadaveri e opportunità: seppellire i primi, far sbocciare le seconde. Solo se ti occupi di compostaggio, va bene anche l’inverso.
“Ne daju se na zlo, ali to lice hrabrošću kupina nego sreća vam omogućuje”. Non arrenderti ai mali ma affrontali con più coraggio di quanto la fortuna ti consenta, si disse nel croato elementare (e saggio) della sua amata baka Anastasja.

(sempre da “Non c’è pil futuro di una volta”,
opera prima di Eugenìa Nikolaevna Krasnova,
scrittrice cosmopolita, ex moglie di tre filosofi:
e – forse… – segreta musa ispiratrice di Luìs Borges)